5 Dicembre
approfondimenti

Elezione di Donald Trump: decisivo il voto rurale

di Felice Adinolfi

Corsa all’analisi della vittoria di Donald Trump

Ha vinto Donald Trump. Giunto l’atteso esito delle elezioni statunitensi è partita la corsa all’analisi di un risultato che ha sovvertito tutti i pronostici più accreditati. Tra le categorie analitiche utilizzate per interpretare le scelte dell’elettorato a stelle e strisce, un’enfasi particolare è stata posta sulla provenienza territoriale del voto. In particolare sul contributo decisivo fornito dal voto rurale alla corsa di Donald Trump alla Presidenza Usa.

 

L’influenza del voto rurale. Un confronto con il voto urbano

Un fenomeno non sorprendente nella storia elettorale americana giacché, tradizionalmente, negli Stati Uniti l’orientamento del voto rurale ha premiato i partiti conservatori rispetto allo schieramento democratico. Questa propensione si è, però, irrobustita oltre le previsioni in quest’ultima tornata per le presidenziali. Il fatto che la forbice tra i due maggiori schieramenti politici, che da sempre si contendono la poltrona presidenziale, sia divenuta più ampia risulta evidente dal confronto tra le ultime tre elezioni presidenziali (2008, 2012 e 2016) (figura 1). La mobilità delle preferenze elettorali si è dimostrata nelle aree rurali più massiccia (in termini relativi) che nelle altre (urbane e suburbane). Il partito repubblicano (e il suo candidato) in questi territori, infatti, ha visto crescere il suo consenso più che altrove. Con riverberi che si sono rivelati evidentemente più impattanti, per l’esito finale della competizione elettorale, in quegli Stati dove il peso della popolazione rurale è maggiore. Come nel caso di Iowa e Wisconsin, che sono stati decisivi per la vittoria di Donald Trump sulla Clinton.

 

I fattori rilevanti

Attorno ai fattori socio-economici che secondo gli analisti politici marcherebbero il diverso orientamento degli elettori rurali rispetto a quelli residenti nelle aree urbane, ci sarebbe stato un addensamento delle differenti preferenze elettorali. Dalle differenze di genere che vorrebbero gli uomini più orientati delle donne verso i partiti conservatori a quelle anagrafiche che vedrebbero i soggetti in età matura e anziana orientarsi nella stessa direzione a differenza dei giovani che, invece, mostrerebbero una sensibilità maggiore verso il partito democratico. Dalla diversità che sembrerebbe contraddistinguere il voto in base al livello di scolarizzazione degli elettori, alla provenienza degli stessi (che si concretizza in un maggior orientamento degli elettori immigrati e di colore verso posizioni progressiste).

 

Il voto repubblicano rurale aumenta così di oltre dieci punti percentuali, passando dal 53% a circa il 63%, mentre nelle aree urbane la propensione al voto resta sostanzialmente stabile.

 

Figura 1 – Il voto per il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali USA nelle aree rurali e urbane.(elezioni 2008, 2012 e 2016)
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Aree rurali e urbane: quadro economico e dinamiche occupazionali

Per comprendere meglio le ragioni di questo gap che separa il voto rurale da quello urbano, possiamo avvalerci dei dati recentemente pubblicati dall’USDA (United States Department of Agriculture) che ci restituiscono la fotografia di un tessuto rurale che ha sofferto in modo straordinario il periodo di recessione economica. Alla base di questa sofferenza la maggiore dipendenza delle comunità rurali dalla produzione agricola e manifatturiera, che più di altri settori hanno risentito del rallentamento della domanda domestica e internazionale. In particolare, i redditi delle popolazioni rurali statunitensi dipendono per oltre il 10% dalla produzione di beni primari (agricoltura, pesca, foreste ed attività estrattive), dato che nelle aree urbane si abbassa ad appena il 2%. Circa il 15% della ricchezza prodotta nelle aree rurali è generata dal settore manifatturiero, in quelle urbane meno del 9%. Il diverso riflesso sull’occupazione è evidente nel grafico (figura 2) seguente in cui è chiaro come – dopo la perdita di posti di lavoro conseguente alla fase più dura della recessione (2007 – 2010) – il recupero dei posti di lavoro che ha interessato le aree urbane sia stato solo timidamente accennato nelle aree rurali.

 

Figura 2 – Indice dell’occupazione Usa. Confronto aree rurali e urbane
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La lunga stagnazione dell’economia mondiale ha allargato la forbice della ricchezza e delle opportunità di lavoro tra aree urbane e rurali e probabilmente alimentato in queste ultime, più che nel resto del Paese, l’afflato verso l’alternanza.

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