8 Giugno
approfondimenti

Digitalizzazione in agricoltura: a che punto siamo?

di Yari Vecchio

Gli ambiti di ricerca più interessanti che attualmente riguardano il settore agroalimentare coinvolgono la dematerializzazione delle procedure, la tracciabilità, l’agricoltura di precisione, l’Internet of things (big data, droni, etc.), la qualità alimentare e ambientale.

 

Tra questi fattori il quarto è il più complesso, perché l’Internet of things abbraccia un settore davvero enorme e in continua evoluzione. Parliamo di una crescita talmente veloce in grado di rendere obsoleta una tecnologia nello stesso momento in cui viene applicata.

In che modo è possibile gestire questa situazione? Come il sistema agroalimentare deve approcciare al processo di digitalizzazione che sta penetrando tutti i settori?

 

Sebbene la risposta non sia affatto semplice, possiamo provare a comprendere le dimensioni del fenomeno.

 

Lo stato attuale della digitalizzazione in Italia

 

Fino ad oggi, nel settore agricolo, il fenomeno della digitalizzazione è stato approcciato in un modo del tutto particolare. Utilizzando termini britannici, si può affermare che l’agricoltura si è adoperata nel processo di “digitization” quando il settore richiedeva il processo della “digitalization”.

Con il primo termine si indica la trasformazione in digitale di tutta la parte burocratica, andando così a snellire i processi. Ma è necessario un approccio più organico e complesso per sfruttare al massimo le potenzialità che la digitalizzazione può offrire: non dimentichiamo che i nuovi software sviluppati dall’ingegneria informatica permettono di arrivare a soluzioni di qualsiasi genere, si va dai semplici calcoli fino alle più accurate previsioni meteo.

 

Ogni azienda dipende sempre più dall’utilizzo dell’informatica. Secondo i dati Istat, il 98,2% delle PMI (al netto delle agricole) possiede almeno un pc e il 94,8% sfrutta una connessione internet (di questi solo un terzo può contare su una connessione con velocità superiori ai 10 mbts).

Il Censimento generale dell’agricoltura dell’Istat evidenzia uno stallo del processo. Appena il 4% delle imprese agricole italiane risulta digitalizzata. Dato che muta fino all’1,3% al sud e al 2% nelle isole. Tra le aziende del settore solo l’1,2% naviga stabilmente su internet. Si tratta di percentuali davvero basse, condizionate sia dalla mancanza di skills tra i conduttori di azienda (dovute anche all’età media, sopra i 55 anni), ma anche dalla “povertà” delle infrastrutture digitali italiane, certamente accentuata nelle zone rurali. Nonostante i dati molto negativi, possiamo individuare delle nicchie in cui il processo di digitalizzazione risulta sempre più efficiente. Tra le aziende con produzioni biologiche (il 63% di queste sono al sud), gli indicatori sulla digitalizzazione si presentano in aumento. Secondo Bioreport (Mipaaf, Inea, Ismea e Sinab), il 15,6% delle aziende sono digitalizzate (rispetto al 4% nazionale), il 10,8 ha un sito internet (rispetto all’1,8% nazionale) e il 5,2% pratica e-commerce (rispetto allo 0,7 nazionale).

 

Le ragioni? Forse sono da ricercarsi anche nell’età dei conduttori delle aziende, molti giovanissimi (under 40).

 

Come vengono utilizzati gli strumenti digitali?

Una ricerca di Nomisma del 2016 su digitale e agricoltura mette in luce una trasformazione significativa del settore. Nonostante i dati istituzionali sulla (scarsa) diffusione delle tecnologie digitali, lo studio registra una notevole spinta alla digitalizzazione.

Nomisma afferma che l’82,3% dei consulenti (agronomi, periti, etc.) usa quotidianamente internet per la propria attività, ma il dato scende al 61% per gli agricoltori. Tra gli agricoltori digitalmente alfabetizzati, il 95,6% consulta pagine web e banche dati online per la gestione dell’azienda agricola. Nello specifico, le principali ricerche riguardano aggiornamenti normativi e di settore (21,4%), informazioni su tecniche e trattamenti colturali (18,6%), bandi e altre opportunità di finanziamento (18,2%).

 

Un ruolo sempre più importante, poi, è riservato alle app, strumenti identificati dal 19,9% di tecnici e periti come fondamentali per la loro professione. Seguono il gps applicato all’agricoltura di precisione (17%) e le centraline agro-meteo (15,7%). Interessante notare come i droni siano identificati come strumenti da implementare dal 15% dei consulenti, una percentuale decisamente più bassa del 43% degli agricoltori.

I consulenti ritengono la tecnologia un alleato fondamentale per l’aumento delle proprie conoscenze professionali (42,6%), ma trovano che rappresenti anche uno strumento utile per una comunicazione più efficace con i clienti (14,4%) e le istituzioni (11,4%).

 

Nuove frontiere e nuove opportunità

Fino a qualche anno fa parlare di e-commerce nel settore agroalimentare sembrava impossibile. L’unica soluzione proposta era il food community. Oggi, anche grazie alle nuove preferenze di acquisto dei consumatori, l’e-commerce è diventata la nuova sfida.

 

Se si sviluppasse in maniera decisa la digitalizzazione delle imprese, l’Italia potrebbe diventare leader per le vendite online di food&beverage. A parlare di un ritorno di oltre 3,5 miliardi di euro è l’indagine Kpmg, presentata nel workshop “Italian food decolla sulle piattaforme digitali”, svoltosi a Cibus Connect (Parma, 12 e 13 aprile). L’e-commerce del cibo e bevande in Italia riguarda solo lo 0,35% del totale delle vendite alimentari (570 milioni di euro), ma rappresenta un’enorme opportunità da sfruttare. Nonostante il cibo Made in Italy sia apprezzato in tutto il globo, è assolutamente necessario proporre il giusto mix di prodotti e creare strategie mirate, identificando con esattezza i mercati dove la digitalizzazione attecchisce meglio.

I mercati asiatici e soprattutto la Cina sono sicuramente i più interessanti, perché è lì che il totale delle vendite alimentari online arriva al 43% del volume globale delle vendite food&beverage, per un valore totale di 16,5 miliardi.

 

Inoltre, i consumatori risultano sempre più attenti alle origini e alle modalità di produzione di ciò che mangiano. Per ottenere tali informazioni, l’integrazione tra le app e i QR Code ha rappresentato un importante passo in avanti. Un esempio? I QR Code presenti sulle confezioni di pesche e carciofi che, attraverso speciali applicativi digitali, consentono di risalire all’appezzamento da cui ha origine il prodotto, conoscerne le caratteristiche e comprenderne il processo produttivo.

 

Gli smartphone diventano per i consumatori, ma anche per produttori e consulenti, lo strumento più importante per reperire informazioni sul prodotto prima di procedere all’acquisto. A sottolinearlo, di recente, l’approfondimento “Think with Google”, da cui è emerso come il 69% di coloro che possiedono uno smartphone lo utilizzino per effettuare ricerche in caso di necessità durante l’acquisto di un prodotto.

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