21 ottobre
approfondimenti

Dalla rivoluzione verde all’innovazione rurale

Le fasi dell’innovazione

Nella rappresentazione dei modelli di innovazione agricola delle economie occidentali è possibile definire tre grandi fasi, la cui collocazione temporale può essere distinta essenzialmente in due periodi storici: il primo, che ha contraddistinto gli anni Sessanta-Ottanta del secolo scorso, legato sostanzialmente ad innovazioni finalizzate ad accrescere la produttività. Chiameremo questa fase periodo della modernizzazione. Il secondo, che si avvia alla fine degli anni Ottanta – inizio degli anni Novanta, è contraddistinto da un processo di adozione delle innovazioni che tiene conto di nuove istanze sociali, quali la domanda di prodotti di qualità e sicurezza alimentare. Chiameremo questa fase modernizzazione riflessiva. Infine, una terza fase, che si sovrappone con la precedente e che caratterizza una visione più ampia dell’innovazione, la quale intreccia le sorti del settore agricolo con quelle delle aree rurali, definendo un percorso che definiremo di innovazione rurale.

 

La rivoluzione verde

La fase della modernizzazione è nota come periodo della “rivoluzione verde”. Questa contraddistingue i processi di innovazione nel Dopoguerra e ha come obiettivo l’aumento della produttività, al fine di velocizzare i tempi di raggiungimento dell’autosufficienza alimentare. Concorrono a tale obiettivo diverse tipologie di innovazione: innovazioni meccaniche (produzione di macchine motrici e operatrici), innovazioni biologiche (ad esempio, miglioramento genetico sia vegetale che animale), chimiche (che riguardano fertilizzanti, antiparassitari, ecc.), agronomiche (nuovi sistemi colturali), zootecniche (nuove tecniche di allevamento e di alimentazione del bestiame). Inoltre, l’introduzione di una o più tipologie di innovazione è associata ad innovazioni nei modelli organizzativi aziendali. Se, da un lato, la modernizzazione ha prodotto indubbi vantaggi, ben presto sono emersi anche alcuni aspetti negativi legati ai modelli di produzione intensiva e specializzata, con danni sull’ambiente, sulla fertilità dei suoli, sulla perdita di biodiversità, ma anche sulla qualità stessa degli alimenti.

 

La modernizzazione riflessiva

Ciò ha richiesto una sorta di “pausa di riflessione”, che ha avviato un periodo di modernizzazione cosiddetta riflessiva, nella quale la tutela della sicurezza alimentare unitamente all’introduzione progressiva di modelli agricoli più sostenibili sul piano ambientale sono divenute oggetto principale dell’innovazione. L’esigenza di garantire questi obiettivi in filiere agroalimentari globalizzate ha reso sempre più stretto il legame tra innovazione propriamente tecnica e innovazione organizzativa, con lo sviluppo di sistemi di distribuzione dei prodotti organizzati sul piano logistico.

 

L’innovazione rurale

L’ultima fase, quella dell’innovazione rurale, non sostituisce quella precedente, ma ne costituisce una sorta di alternativa, indotta dall’affermarsi di modelli di sviluppo rurale di natura territoriale, nei quali l’agricoltura intreccia sempre maggiori relazioni con il territorio di riferimento, alimentando percorsi locali di sviluppo. Per descrivere questa nuova traiettoria di innovazione possiamo immaginare due porte di ingresso: il prodotto e il territorio. Entrando dalla porta del prodotto, l’innovazione si caratterizza per la promozione di prodotti di qualità, come quelli biologici e tipici, per i quali la “visibilità” del territorio diviene elemento di riconoscimento e di scelta del prodotto da parte del consumatore. Non solo, il radicamento territoriale della produzione e dell’innovazione viene rinforzato dalle nuove opportunità di utilizzo degli spazi rurali, che aprono le porte (siamo appena entrati dalla seconda porta di ingresso, il territorio) a nuove tipologie di attività agricola: innovare significa dunque diversificare l’attività, produrre bioenergie, ospitare turisti, trasformare cioè lo spazio rurale in uno spazio non solo di produzione, ma anche di consumo, in una prospettiva che ci piace definire della riconnessione (tra chi produce e chi consuma).
L’innovazione rurale, dunque, è un qualcosa di assai complesso, se non altro da organizzare e pianificare, in quanto chiama in causa tre elementi chiave: i prodotti, i territori, le persone. Legare questi tre elementi non è impresa agevole, tuttavia le politiche di sviluppo rurale offrono un supporto davvero importante per incentivare i percorsi dell’innovazione rurale, entrando sia dalla porta del prodotto che da quella del territorio.

 

(© Osservatorio AGR)

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