24 ottobre
approfondimenti

Cresce l’agricoltura biologica in Italia

Nel 2015 l’agricoltura biologica in Italia ha raggiunto il suo record storico in termini di superfici coltivate e di operatori coinvolti da questo metodo di produzione rispettoso dell’ambiente: quasi 1,5 milioni di ettari e poco meno di 60mila operatori, praticamente il 12% dell’intera SAU italiana. Dal punto di vista del tessuto produttivo, le aziende bio rappresentano circa il 4% del totale.

 

Le vendite trainano lo sviluppo della filiera

Nel 2015 le vendite di prodotti biologici hanno superato i 2,6 miliardi di euro registrando una crescita di circa il 15% rispetto all’anno precedente, a cui si aggiungono quasi 1,7 miliardi di euro di valore ottenuto all’export, anche in questo caso mettendo a segno un aumento rispetto al 2014 del 16%. Se si pensa che nello stesso anno le vendite di prodotti alimentari in Italia sono cresciute di poco più dell’1%, si comprende l’interesse che ruota attorno a questi prodotti.
In effetti, la quota di famiglie italiane che negli ultimi 12 mesi ha acquistato almeno una volta un prodotto alimentare biologico è salita dal 69% del 2015 al 74% del 2016. Questo significa che in Italia più di 7 famiglie su 10 (circa 18 milioni di nuclei familiari) hanno acquistato una volta nell’ultimo anno almeno un prodotto biologico.

 

Il profilo del consumatore di prodotti biologici

L’ elevato titolo di studio sembra essere la caratteristica comune più prevalente tra i consumatori di prodotti biologici, cui segue il reddito medio-alto e la presenza di figli “piccoli” in famiglia. Anche le abitudini alimentari sembrano influenzare la propensione all’acquisto di prodotti bio, tant’è che nelle famiglie in cui insistono vegetariani o vegani il tasso di penetrazione aumenta in modo esponenziale.

Secondo una recente survey Nomisma, la motivazione che spinge la maggioranza dei consumatori ad acquistare cibo biologico è la sicurezza: il 27% ritiene che questi alimenti siano più sicuri per la salute. Anche il rispetto dell’ambiente e tutela della biodiversità (20%), e un maggior controllo (14%) sono tra le motivazioni che spingono i consumatori a rivolgersi a questo tipo di mercato.

 

Le regioni più “biologiche” e le coltivazioni praticate

Tra i principali Paesi europei, l’Italia si posiziona al secondo posto – dopo la Spagna – per le maggiori estensioni al biologico. All’interno del contesto nazionale sono le regioni del Sud a primeggiare con la Sicilia – quasi 350.000 ettari di SAU a coltivazione bio – seguita da Puglia, Calabria e Sardegna. Per quanto riguarda invece le produzioni, le estensioni più elevate – considerate sia in conversione che a biologico – attengono a foraggere (oltre 280.000 ettari), prati e pascoli (260 mila) e a cereali (circa 230 mila). Vite e olivo assommano complessivamente circa 260mila ettari mentre frutta e ortaggi concentrano complessivamente 118mila ettari.

 

Le prospettive di mercato

La crescita dei consumi di prodotti biologici si inserisce in un trend più ampio legato ad interessi dei consumatori verso aspetti salutistici e di rispetto dell’ambiente che si sta consolidando da diversi anni sia in Italia che all’estero. Mentre fino ad un decennio fa l’acquisto di questa tipologia di prodotti veniva considerata “di nicchia” e collegata solo a particolari categorie di consumatori (che consumavano bio quasi per motivi ideologici), oggi la maggior diffusione di questi prodotti anche nella GDO ha portato ad un consumo più ampio e spalmato trasversalmente sulla popolazione italiana, grazie a prezzi meno distanti di un tempo da quelli dei prodotti convenzionali. In alcuni casi, come quello del vino, a fronte di un calo strutturale dei consumi determinato da cambiamenti socio-demografici e degli stili di vita degli italiani, il biologico sta rappresentando un segmento di mercato in netta controtendenza che, sebbene non sia in grado di risollevare l’intero settore da questa riduzione degli acquisti in quantità, quantomeno può rappresentare un’opportunità di crescita anche per i produttori più piccoli e meno strutturati ad affrontare quei mercati esteri dove invece il consumo è in crescita ma le cui condizioni di entrata, dal punto di vista economico, sono per loro proibitive.

 

(© Osservatorio AGR)

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