14 Febbraio
prezzi

Cosa o chi ha reso “commodity” la parola simbolo del commercio delle materie prime?

di Yari Vecchio

Karl Marx disse che una commodity «sembra al primo sguardo una cosa ovvia e banale. Ma la sua analisi mostra come essa sia una cosa molto strana, che abbonda in metafisiche sottigliezze e in teologiche bellezze».

 

Tale definizione potrebbe far storcere il naso ad un operatore professionale (trader) di commodity. In fondo non c’è nulla di metafisico nel ventre di un maiale o nella consistenza di un chicco di grano.

 

Da migliaia di anni, dal riso in Cina all’oro, incenso e mirra nei temi biblici fino ad arrivare al periodo imperiale con le spezie, quelle che chiamiamo commodity sono state la base di ogni commercio globale.

 

A partire dalla metà degli anni novanta, è iniziato il cosiddetto “China-led-super-cycle”, il rapido sviluppo industriale del Paese al quale è corrisposto un aumento esponenziale dei consumi delle materie prime (soprattutto di quelle energetiche e dei metalli). In virtù di questo sviluppo che ha coinvolto tutte le aree emergenti del globo, il peso delle commodity, nel commercio globale, è aumentato sempre di più, tanto da pesare per oltre un terzo dello stesso. Dopo quella che sembrava essere una duratura battuta d’arresto, il corso del super cycle sembra essere destinato a ripartire.

 

Ad oggi, la parola commodity è diffusamente percepita in maniera negativa. Nel gergo delle scuole di business, la “commoditizzazione”, di qualsiasi cosa, che siano microchip o cartoline per gli auguri di Natale, è associata alla noia, alla produzione di oggetti ripetitivi e “solamente” utili e che generano poco mark-up.

 

I termini utilizzati nel gergo finanziario per le commodity sono “corso delle risorse” (l’impatto dei ciclici up e down dei prezzi sui Paesi più poveri), “peste olandese” (l’impatto degli alti prezzi sui tassi di cambio), “olio di sangue” e “diamanti di sangue”. Secondo alcuni guastafeste, anche l’amore è stato “commoditizzato” dalle app di dating e dai “mi piace”.

 

Le commodity ad oggi

In termini economici, le commodity sono componenti vitali del commercio. Sono standardizzate e semplici da scambiare. Hanno un prezzo equo e uniforme in tutto il mondo (esclusi costi di trasporto e tasse). Sono estratte, coltivate e commercializzate in grandi quantità tali da sostenere un mercato finanziario abbastanza liquido, che è alimentato da futures e opzioni per facilitare i produttori, soprattutto per tutelare i consumatori contro le oscillazioni dei prezzi causate dalla variabilità di meteo e rese.

 

Le commodity sono suddivise in una classificazione importante che dipende dai sottostanti che le riguardano:

  • Agricoli (avena, farina di soia, frumento, mais, olio di soia e soia);
  • Coloniali e tropicali (cacao, caffè, cotone, legname, succo d’arancia, tabacco e zucchero);
  • Metalli (alluminio, argento, nickel, oro, palladio, platino, rame e zinco);
  • Energetici (benzina, etanolo, gas naturale, nafta e petrolio);
  • Carni  (bovini, bovini da latte, maiali e pancetta di maiale).

 

Nella classificazione utilizzata mancano molte materie prime che ad oggi non hanno ancora lo stato di commodity e alle quali gioverebbe molto avere questo “attributo”, perché si inserirebbero in uno dei mercati finanziari ed economici più importanti del globo. Tra queste un esempio sono i diamanti: la motivazione della loro esclusione risiede nel fatto che ci sono tantissime qualità differenti e non esistono quantitativi assemblati abbastanza grandi da poter consentire a tale materia prima di essere una commodity.

 

Le commodity e le modalità di commercio

Alcune commodity sono scambiate sul mercato globale, altre invece non hanno trattazioni uguali su tutto l’emisfero, ma il loro prezzo dipende, per la maggior parte, dai contratti a lungo termine che si instaurano nelle diverse zone del mondo. Questo è il caso del gas naturale, anche se, potrebbe essere il prossimo nome in lizza per unirsi alle commodity globali (come lo è il petrolio, ad esempio), poiché la crescita mondiale dei trasporti di gas naturale liquefatto lo rende più fruibile con conseguente uniformità del prezzo su scala globale.

 

Se per il gas si prospetta una “promozione” a commodity globale, possiamo dire che altre commodity hanno, invece, percorso il cammino contrario, perdendo la fama e lo status che avevano una volta. Con l’Onion Futures Act del 1958, gli USA proibirono il commercio finanziario dei futures sulle cipolle, dopo che due imprenditori monopolizzarono il mercato di Chicago sfruttando (si legga “abusando”) la loro posizione dominante nel mercato. Nel 2011, la Chicago Mercantile Exchange ha anche deciso di bloccare le contrattazioni sulla pancetta congelata, ritirando i futures dal mercato.

 

Alcune commodity esistono da sempre, già dai tempi delle civiltà sumere e babilonesi, come l’oro ad esempio, ma non tutte lo saranno per sempre. Il mercato è in continua evoluzione e nessuno può sapere se tra cento anni una commodity godrà ancora dell’appeal che ha oggi e, viceversa, se materie prime oggi ancora non utilizzate diventeranno commodity. Sarà il corso del tempo a dare una risposta.

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