7 Maggio

Coronavirus: la crisi colpisce anche l’alimentare, difficoltà per 6 imprese su 10

Un’indagine dell’Università Roma Tre commissionata dall’Unione Italiana Food rivela per il 59% delle aziende alimentari una riduzione della produzione rispetto a una situazione di normalità, con una perdita di almeno il 30% per un’azienda su quattro. Ci vorranno 6-12 mesi per il ritorno a una normalità operativa.

 

Non basteranno le rinomate doti anticicliche a blindare i fatturati dell’industria alimentare italiana. Seppure meno esposte rispetto ad altri settori alle implicazioni di questa grave emergenza, ben 6 imprese del food & beverage su 10 si attendono quest’anno un calo sia della produzione sia del volume d’affari, mostrandosi particolarmente preoccupate per gli effetti di lungo termine della pandemia di Covid-19.

 

È quanto emerge da una ricerca del Dipartimento di economia aziendale dell’Università Roma Tre commissionata dall’Unione Italiana Food, realtà associativa, nata dalla fusione di AIDEPI e AIIPA, rappresentativa di 450 imprese attive in oltre 20 settori merceologici.

 

L’impatto dell’emergenza coronavirus sull’alimentare italiano è stato analizzato attraverso i giudizi raccolti nel mese di aprile su un campione di 120 aziende alimentari appartenenti a comparti produttivi di punta del made in Italy, compresi pasta, caffè, dolciumi, conserve e surgelati.

 

La prima evidenza emersa dall’indagine è il senso di responsabilità che in questa crisi ha coinvolto i lavoratori e gli imprenditori del settore. Secondo la survey, per oltre il 70% degli intervistati non si sono avuti fenomeni di assenteismo durante l’emergenza. Un atteggiamento favorito dallo stretto legame delle aziende alimentari con il territorio di appartenenza e con le comunità locali, confermato dalle donazioni dei grandi gruppi e dai contributi concreti assicurati, direttamente e indirettamente, alle strutture sanitarie.

 

Come accennato, il 59% delle aziende alimentari ha dichiarato una riduzione delle lavorazioni rispetto a una situazione di normalità, con una perdita di produzione di almeno il 30% per un’azienda su quattro. Poco meno di due imprese su tre si attendono un taglio del fatturato per il 2020, contrazione che per quasi un intervistato su quattro sarà di oltre il 20%.

 

Il sentiment generale non è positivo: per il 61% del campione il Covid-19 avrà un impatto “elevato” o “molto elevato” nel prossimo futuro. Dispensa ottimismo solo il 7% degli intervistati, secondo cui la crisi non avrà conseguenze, ma le preoccupazioni appaiono pressoché generalizzate, investendo ambiti di rilevanza strategica per le imprese ad iniziare dalla gestione finanziaria e dalla liquidità.

 

Anche il commercio con l’estero, al pari della produzione e della logistica, subiranno rallentamenti, influenzando negativamente la dinamica dei fatturati. Dal giudizio prevalente emergono inoltre timori di ricadute negli approvvigionamenti delle materie prime e probabili riduzioni di investimenti nel marketing e nell’innovazione di prodotto.

 

Diffuso il ricorso allo smart working, promosso da 8 aziende su 10 in tutti i casi possibili. Per i lavori “in presenza” le aziende hanno garantito la sicurezza, dotandosi in tempi record dei dispositivi di protezione necessari e introducendo procedure mirate ad assicurare il distanziamento.

 

Per quanto attiene agli effetti di medio e lungo termine del Covid-19, per il 42% del campione le conseguenze saranno “prevalentemente negative, anche se temporanee”, mentre per il 13% saranno “molto negative e durature”.

 

Per Marco Lavazza, presidente di Unione Italiana Food, la chiusura degli esercizi del settore Horeca, a partire da mense, bar e ristoranti, ha inciso profondamente sulle vendite delle aziende che utilizzano in modo esclusivo o prevalente questo canale. Va inoltre osservato che gli aumenti registrati per alcune categorie merceologiche sul circuito della grande distribuzione organizzata, seppure rilevanti non hanno compensato le flessioni nel fuori casa, in un contesto peraltro di incremento generalizzato dei costi delle materie prime e della logistica.

 

Il 64% delle aziende – conclude l’indagine – stima in 6-12 mesi il tempo necessario per il ritorno a una normalità operativa, con un terzo del campione che, come strategia difensiva, punterà soprattutto sulla riorganizzazione “smart” del lavoro. Ci vorrà però una maggiore attenzione istituzionale alle esigenze delle imprese – segnalano gli intervistati – attraverso facilitazioni e aiuti economici, sgravi fiscali e azioni di rilancio dei consumi e dell’export.

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