18 maggio
approfondimenti

Calo dei prezzi alimentari: resiste il mercato del latte

di Yari Vecchio

Nel mese di aprile sono calati i prezzi alimentari nel mondo. Le cause sono da ricercarsi nelle robuste previsioni che continuano a stimare raccolti floridi e duraturi.

 

A mostrare il quadro completo della situazione è la FAO. L’indice dei prezzi alimentari ha registrato un calo dell’1,8% nel solo mese di aprile rispetto al mese precedente (rispetto al 2016 comunque si resta con prezzi del 10% più alti). I prodotti che pesano di più nella discesa dei prezzi sono di nuovo gli oli vegetali e lo zucchero, come per il mese di marzo.

 

Il focus dei prezzi alimentari: il settore del latte

Nonostante l’indice FAO dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari sia sceso del 3,3%, in Italia ed in Europa si registrano note abbastanza positive.

 

La situazione italiana

In aprile si è trovato l’accordo per la vendita del latte a 39 centesimi a litro per la piazza lombarda che, come sappiamo, è il punto di riferimento per l’intero settore italiano. Con questo accordo la crescita dei prezzi supera l’11% rispetto allo stesso periodo del 2016. Dopo l’accordo si sono stabilizzati i prezzi del latte su tutte le piazze più importanti (Lodi e Verona).

La situazione non brillante per i prezzi di fine 2016, non ha scoraggiato le produzioni che sono aumentate del 3,2% rispetto al 2015.

In Italia la domanda di latte e derivati si è contratta, con una riduzione della spesa di circa 3% (dati Ismea). Tale situazione però è stata bilanciata dall’ottimo risultato dell’export, cresciuto del 6%, un risultato notevole, e ancor più importante se si considera che le importazioni si sono ridotte del 7%.

 

Cosa succede in Europa

C’è stata una evoluzione positiva del prezzo anche sul mercato europeo, infatti, negli ultimi mesi del 2016 è iniziato un trend rialzista che ha portato la media dei prezzi a 33,38 euro al quintale, circa il 12% in più rispetto all’anno scorso.

Le cause dell’incremento sono diverse, dalla flessione della produzione nell’ultimo trimestre del 2016 (spinta dalle politiche di incentivo alla riduzione volontaria) del 3,7% circa, determinata anche dalla prospettiva di prezzi sempre più bassi, e dalle minori risorse foraggere causate da condizioni climatiche avverse.

Nonostante questa contrazione, in Europa, il 2016 ha portato un aumento delle produzioni rispetto al 2015. Da registrare l’aumento in Irlanda (+4,4%) e Paesi Bassi (+7,5%). Per il 2017 ci si aspetta un ulteriore aumento.

Tali previsioni sono dettate anche dal risultato dell’export europeo, che ha fatto segnare un +11% rispetto al 2015 (oltre 800mila tonnellate); la Commissione europea prevede un ulteriore aumento del 3% per il 2017.

 

Il resto del mondo

I grandi player mondiali, come Australia e Nuova Zelanda, chiudono l’anno sotto il segno della stabilità. Secondo i dati CLAL, le produzioni australiane rimangono stabili rispetto al 2015, leggera flessione invece per quelle neozelandesi. La stabilità dei maggiori produttori di latte al mondo dà buone speranze per una tenuta dei prezzi anche per l’altra parte del globo.

 

Uno sguardo ai mercati

Come anticipato, l’indice dei prezzi dello zucchero è diminuito del 9,1%, a causa della contrazione della domanda su scala globale e dell’aumento dei quantitativi di export provenienti dal Brasile: la filiale di Brasilia dell’USDA prevede un export di zucchero pari a 29,07 milioni di tonnellate nel corso della stagione 2017 – 2018, volume che si presenta in crescita di 1,3 milioni di tonnellate rispetto alla stagione precedente.

 

L’indice dei prezzi degli oli vegetali è sceso del 3,9%, spinto dall’indebolimento della domanda di olio di palma e dalle previsioni di abbondanti raccolti di soia e di semine in Sud America e in Nord America.

 

L’indice dei prezzi dei cereali è sceso dell’1,2%, spinto dall’abbassamento dei prezzi del grano, stabili invece quelli del riso.

 

Nel settore ortofrutticolo si registra un aumento del 34,5% delle quotazioni dei kiwi rispetto all’anno precedente, mentre crollano le quotazioni delle fragole di oltre 12 punti percentuali. Per gli ortaggi, flessione per tutte le tipologie eccetto indivia, patate, pomodori e radicchio che, addirittura, rispetto al 2016, ha un prezzo doppio.

 

L’indice dei prezzi della carne è aumentato dell’1,7%, grazie in particolare all’incremento dei prezzi della carne suina, trainati sia dalla forte domanda interna dell’Unione europea che dall’aumento delle vendite in Cina.

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