27 novembre
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Caffè: scendono i prezzi, produzioni in rialzo

di Yari Vecchio

Una commodity che negli ultimi mesi ha catturato l’attenzione degli analisti è il caffè, in ragione di previsioni discordanti sugli andamenti produttivi di medio-lungo periodo. Un dato abbastanza consolidato è quello di un perdurare nel recente periodo di un trend decrescente nei quantitativi prodotti in tutti i maggiori Paesi produttori.

 

È opinione diffusa che le ragioni di questa contrazione vadano ricercate nel ruolo giocato dal cambiamento climatico.

 

In particolare, si attribuisce lo stesso calo alla diffusione della cosiddetta “ruggine” del caffè nel Sudamerica (un’infezione prodotta da un fungo, la cui penetrazione sembrerebbe essere favorita dalle temperature più alte), che è direttamente legata alle mutate condizioni rilevate nel clima registrate nei maggiori produttori (Brasile, Vietnam, Colombia e Indonesia).

 

Opinione minoritaria, ma comunque significativa, come quella dei ricercatori dell’Università di Exter (UK), nega questa correlazione tra clima e malattia della pianta.

 

Nello studio con i risultati ottenuti nella loro analisi (“Modelling coffee leaf rust risk in Colombia with climate reanalysis data DP Bebber”, ÁD Castillo, SJ Gurr, 2016) e pubblicato sulla prestigiosa rivista Philosophical Transactions (edita dalla Royal Society), sembra poter essere rigettata l’ipotesi della correlazione nel lungo periodo tra l’epidemia che affligge le piantagioni di caffè e l’andamento del clima. Alla diffusione della “ruggine” (detta anche “roja” per il suo colore tendente al rosso), secondo lo studio, avrebbe contribuito in maniera prevalente l’uso insufficiente di fertilizzanti generato dalla perdurante crisi economica; le condizioni climatiche sarebbero state solo un amplificatore dei picchi epidemici.

 

Più recentemente l’allarme è stato lanciato dall’Istituto australiano del clima. Secondo le simulazioni effettuate è possibile che entro il 2050 le superfici dell’Africa orientale favorevoli alla produzione del caffè possano ridursi di circa il 50%. La preoccupazione è stata raccolta dal World Coffee Research Insitute che, attraverso il suo direttore scientifico, Christophe Montagnon, ha ribadito l’importanza della lotta al cambiamento climatico e delle strategie di adattamento per il futuro di questo prodotto.

 

Nel breve periodo, però, le attese sono per un rialzo delle produzioni. Secondo le stime fornite dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America (USDA), dobbiamo aspettarci un aumento dell’offerta nel breve periodo. La stagione 2016-2017 farà registrare infatti un incremento della produzione di circa il 3,57% rispetto alla campagna precedente (circa 14 milioni di bags, contro i 13,5 milioni di bags del 2015/2016). Dati interessanti nelle seguenti tabelle.

 

brasile caffè
colombia caffè

 

Gli scenari sulle produzioni hanno impattato molto sulle quotazioni di borsa. Infatti, dopo il rilascio del report USDA, tutti i futures sulle varie piazze hanno fermato il trend rialzista che durava da oltre 3 mesi.

 

Il futuresRobusta coffe futures” (DEC 16), quotato sul Liffe di Londra, quota a ribasso nell’ultima settimana chiudendo a 2038 euro per contratto. Lo spread con il futures di marzo 2017 si allarga a 13 punti infatti chiude a 2025 euro per contratto, gli altri futures rimangono stabili.

 

L’ Etfs Coffee, dopo aver superato quota 1,6 euro per contratto, torna in area 1,5 dopo le notizie sull’aumento delle produzioni.

 

Il Coffee Futures Quotes, quotato sulla borsa di Chicago, rimane stabile, con qualche variazione giornaliera, ma il trend rialzista che durava da oltre 2 mesi sembra essersi stoppato dopo le recenti notizie.

 

Se le stime sulle produzioni dovessero essere confermate con un effettivo e reale aumento, il prezzo nel medio periodo dovrebbe indirizzarsi verso il basso almeno fino a febbraio.

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