11 Aprile

Blockchain, dalle criptovalute alla tracciabilità dei prodotti agroalimentari

Nata come soluzione tecnologica per tracciare le transazioni sul circuito delle criptovalute, garantendo la sicurezza dei dati, la blockchain, letteralmente la «catena dei blocchi», sta ampliando il suo raggio d’azione, coinvolgendo altri settori, dalla finanza alle assicurazioni, dal real estate all’agroalimentare. Infatti, con i registri distribuiti, pubblici e sincronizzati sarà più facile certificare la provenienza e la qualità dei prodotti agricoli. Garantendo sicurezza e autenticità del made in Italy anche all’estero.

 

Blockchian è un registro condiviso e pubblico in cui vengono annotate tutte le transazioni, per esempio in Bitcoin, la più nota delle criptovalute. Se un soggetto effettua un pagamento a favore di un altro, la transazione viene registrata nel «libro mastro» condiviso, costituito di fatto da tanti data base, contenenti le stesse informazioni, distribuiti tra i soggetti che partecipano al network.

 

Da quel momento è impossibile cancellare un’operazione eseguita o modificarla, costituendo con altre un nuovo anello (blocco) di una «catena» di transazioni cronologiche e storicizzate.

 

I partecipanti accettano un nuovo blocco nel momento in cui è stata verificata la validità di tutte le operazioni che lo compongono (è impossibile il double spending, la vendita dello stesso bene a due diversi acquirenti, dato che la convalida riguarda solo un’operazione). Il processo si compie con la risoluzione di problemi matematici complessi che richiedono grandi capacità elaborative e un notevole dispendio di energia nel caso del Bitcoin. Chi risolve il problema per primo valida il blocco (ricevendo per questo un compenso) e aggiorna simultaneamente tutti i registri distribuiti.

 

Un libro mastro, o database, è distribuito se non si trova fisicamente su un solo server centralizzato, per esempio quello di una banca, ma su tanti computer, tutti sincronizzati.

 

Su piano della sicurezza, la differenza è che un registro centralizzato può essere violato per esempio da un hacker esperto, seppure con grandi difficoltà, mentre nel caso della blockchain sarebbe necessario colpire, peraltro simultaneamente, tutti i registri posseduti dai partecipanti della catena. Se un computer fosse violato l’informazione differirebbe da quella di tutti gli altri partecipanti e verrebbe di conseguenza annullata.

 

Un altro aspetto fondamentale è che le transazioni basate sulla blockchain oltre a non essere centralizzate non sono neanche nascoste o chiuse, ma trasparenti e aperte al pubblico.

 

 Nel settore immobiliare la blockchain potrebbe in futuro sostituire il Catasto, tracciando le compravendite e i passaggi di proprietà delle abitazioni senza l’intervento di intermediari e aggirando le operazioni (e i relativi costi) di validazione e certificazione svolte oggi da notai e pubblici ufficiali.

 

Per quanto attiene al settore agroalimentare, i vantaggi sono principalmente legati alla possibilità di certificare la provenienza e la qualità di un prodotto tracciando ogni singola fase, dalla produzione alla trasformazione alla distribuzione, fino al consumatore e senza rischi di manomissione. «From farm to fork», dicono gli anglosassoni. Niente carte e documenti, dunque, né archivi centralizzati, ma tanti registri distribuiti, pubblici e sincronizzati che tracciano, passo dopo passo, tutti i dati relativi al processo (origine della materia prima, stabilimento di lavorazione, distributore, centro di stoccaggio ecc.) consultabili tramite un QR code.

 

A garanzia di un percorso di trasparenza, dall’allevamento alla tavola, l’azienda Spinosa di Castelvolturno (Caserta), ha adottato, attraverso una soluzione blockchain, un primo sistema di tracciabilità della Mozzarella di Bufala Campana dop. Ogni singola confezione con il bollino «Certificato Blockchain – Quality»  – spiega in una nota l’azienda – riporta anche un codice QR che, se scansionato con uno smartphone, permette al consumatore di accedere, attraverso il web, a tutte le informazioni sulla catena produttiva: a partire dai 45 allevamenti certificati fino alle fasi di trasformazione e confezionamento. Con lo stesso codice e inserendo il lotto del prodotto è possibile inoltre verificare gli standard di qualità adottati lungo l’intero processo produttivo in azienda.

 

Un’iniziativa che oltre a soddisfare i crescenti bisogni di sicurezza e di informazione del pubblico, rappresenta un valido strumento di contrasto alla contraffazione del made in Italy, garantendo l’autenticità anche all’estero, dove si stima che tre consumatori su quattro considerino l’origine un fattore essenziale nei processi decisionali di acquisto.

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