28 marzo

Assicurazioni agricole potenziale leva per il credito bancario

La maggiore collaborazione tra banche e compagnie che offrono assicurazioni agricole potrebbe migliorare lo standing creditizio delle aziende agricole assicurate nella fase di attribuzione del rating, favorendo l’accesso ai finanziamenti e riducendo il costo dei prestiti.

 

Un binomio di successo, quello tra banche e assicurazioni. Con alto potenziale sinergico anche in agricoltura, considerando il ruolo e l’importanza che il risk management assume nelle campagne italiane.

 

L’accesso al credito, è noto, non è un punto di forza delle aziende agricole, seppure il primario rientri tra i settori economici in Italia con i più bassi tassi di insolvenza e con i maggiori livelli di affidabilità nei pagamenti, come emerge dai dati Cribis, società specializzata nella business information.

 

Eppure i prestiti continuano a scarseggiare, con l’agricoltura che in Italia partecipa alla spartizione dei finanziamenti bancari con una quota di appena il 5%, secondo l’Abi, l’Associazione bancaria italiana.

 

Il fenomeno del credit crunch, la stretta creditizia, accentuatosi dopo la grande depressione del 2008, non è mai rientrato, dicono le statistiche della Banca d’Italia.

 

Le consistenze dei prestiti erogati alle aziende agricole, in base ai dati aggiornati a gennaio scorso, ammontano a 41,1 miliardi di euro, registrando una contrazione di oltre il 4% rispetto a uno stock di 42,9 miliardi di un anno fa. E a perdere terreno sono soprattutto i finanziamenti di medio e lungo termine, quelli cioè destinati agli investimenti, con un travaso di risorse verso il credito d’esercizio necessario a ripianare le frequenti carenze di liquidità aziendale.

 

Va anche detto che se l’Abi e le principali organizzazioni imprenditoriali hanno rinnovato recentemente l’accordo sul credito, estendendo fino al 2020 la sospensione e l’allungamento dei finanziamenti a favore delle piccole e medie imprese, comprese quelle agricole, lo hanno fatto per garantire cash flow aggiuntivo alle aziende, per un importo stimato complessivamente in 25 miliardi di euro.

 

In questo contesto, le sinergie tra banche e assicurazioni rappresentano una grossa opportunità per le aziende agricole, considerando il ruolo strategico della gestione del rischio per la competitività delle imprese, molto più esposte rispetto al passato agli eventi climatici avversi, che impattano – anche sensibilmente – sia sulle produzioni che sui redditi delle imprese.

 

Lo scenario di maggiore collaborazione tra compagnie assicurative e istituti di credito prefigura un doppio vantaggio. Si avrebbero innanzitutto meno anticipi bancari (quindi minore credito d’esercizio) destinati all’acquisto di sementi, fertilizzati e mezzi tecnici in generale – compensati in azienda dalle risorse provenienti dagli indennizzi assicurativi – e di riflesso un travaso di risorse finanziare destinate agli investimenti aziendali, a garanzia di un futuro più solido, di una crescita della competitività delle imprese e di un più alto tasso di innovazione.

 

L’altro aspetto riguarda l’assegnazione del rating, l’attribuzione cioè del merito creditizio, che dovrebbe migliorare nel caso della presenza di una polizza assicurativa, riducendo implicitamente il costo del finanziamento bancario (con l’applicazione di un tasso di interesse più basso) e le richieste di garanzie, collaterals che comportano il più delle volte un aggravio di spesa per il mutuatario.

 

In questa direzione, quella cioè di attribuire una maggiore affidabilità alle aziende che hanno adottato strumenti di risk management, sono già andate alcune regioni che hanno introdotto nei criteri di selezione dei beneficiari delle misure di sviluppo rurale la sottoscrizione di una polizza assicurativa contro i rischi climatici.

 

Al kit di strumenti con potenziale effetto-leva sul credito agricolo si aggiungono quest’anno i fondi di mutualizzazione contro i rischi climatici e sanitari e i fondi per la stabilizzazione del reddito (income stabilization tool), che il Piano di gestione del rischio in agricoltura 2019 ha attivato per la prima volta in Italia.

 

Si tratterà, insomma, di verificare se ci sarà o meno l’intenzione di unire gli sforzi e fare sistema, andando nella direzione di una maggiore integrazione tra il mondo bancario e assicurativo.

 

Sullo sfondo restano i limiti che ancora caratterizzano lo strumento delle assicurazioni agricole agevolate in Italia. Un mercato sbilanciato sulle regioni settentrionali e partecipato da meno 10% delle aziende, nonostante il cospicuo impegno finanziario per le sovvenzioni sui premi, che la recente riforma della normativa comunitaria ha alzato fino al 70% del costo della polizza.

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