4 Maggio
approfondimenti

Aiuti diretti: gli agricoltori tra ossi duri e letti di pietra

di Angelo Di Mambro

C’è poco da fare, “dobbiamo continuare a rosicchiare quest’osso”. L’osso duro è la politica agricola comune, la PAC, alle prese con il difficile equilibrio tra beni ambientali pubblici e interessi privati, tra ecologia ed economia. L’inventore della metafora è l’economista agrario britannico Allan Buckwell e la frase è contenuta in un articolo del 2015. All’epoca, il rapporto tra agricoltori e ambientalisti costruito dagli anni ’90 in poi sembrava irrimediabilmente compromesso, vittima di un greening dei pagamenti diretti dai forti limiti concettuali, da tutti tacitamente accettato come l’unico modo per giustificare la spesa di 35 miliardi l’anno (il 70% del bilancio agricolo UE) che la PAC eroga agli agricoltori in forma di sussidio al reddito.

 

Insieme, per forza

Due anni dopo, abbiamo ricominciato a rosicchiare l’osso. L’avvicinarsi della resa dei conti sul bilancio UE, che sarà particolarmente difficile a causa della Brexit, e l’avvio di una consultazione pubblica sul futuro della PAC, che guarda esplicitamente alle politiche del clima e allo sviluppo sostenibile, spingono agricoltori e ambientalisti a ricostruire i ponti interrotti. I primi vogliono mantenere il budget della PAC, i secondi incidere su una politica davvero integrata a livello UE e non limitarsi a sperare che gli Stati applichino il diritto europeo sull’ambiente, composto essenzialmente di direttive.

 

La scatola del sostegno al reddito

Ecco perché la PAC del futuro sarà più “verde” o non sarà. Soluzioni più creative del “letto di Procuste”[1] del greening esistono. Le hanno messe in fila gli studiosi chiamati a raccolta dalla Rise Foundation dell’ex commissario Franz Fischler, guidati proprio da Allan Buckwell, uno degli esponenti più noti della scuola di accademici britannici che negli ultimi 40 anni ha contribuito a plasmare l’evoluzione delle politiche agricole europee[2]. Secondo gli studiosi che hanno firmato il rapporto CAP: Thinking out of the Box (oltre a Buckwell: Alan Matthews, David Baldock e Erik Mathijs), i pagamenti diretti sono un impedimento: non servono a prevenire, attenuare o gestire il rischio di impresa agricolo; ostacolano una più vasta e consapevole adesione agli strumenti tradizionali di gestione del rischio; sono un alibi contro la ricerca di soluzioni condivise con le altre parti della filiera su problemi come l’impatto della volatilità dei prezzi sulle aziende agricole; non sono stati pensati per essere uno strumento di gestione dei suoli, né potranno diventarlo; si basano su un sistema di controllo e sanzione invece che sulla responsabilizzazione degli agricoltori.

 

Smontare la struttura a due pilastri

Il rapporto propone di sbarazzarsi della struttura a due pilastri, fare della PAC una politica basata su misure programmate, pluriennali e co-finanziate, con i titoli sostituiti da contratti di fornitura di servizi, pagamenti per gli impegni “verdi” elargiti secondo il livello di ambizione e di capacità progettuale dell’agricoltore, e sostegno agli investimenti, gestione sostenibile dei suoli e del rischio quali elementi qualificanti e trasversali. L’UE è pronta a una revisione tanto radicale della PAC? Lecito dubitarne. Molti Stati membri hanno già iniziato ad alzare recinti a protezione della vacca sacra degli aiuti diretti. Ma rosicchiare l’osso, anche se duro, offre agli agricoltori un’opportunità di proporre soluzioni nuove. Sempre meglio che adagiarsi sul letto di Procuste.

 

 

[1] Procuste (o Damaste) pretendeva di “stirare” o amputare le persone per adattarle alla lunghezza del suo letto di pietra. Introducendo il greening nel primo pilastro si è fatto lo stesso: non si è adattato il “letto” (la struttura a due pilastri della PAC e un bilancio UE caratterizzato dalla totale mancanza di flessibilità), ma si è scelto di tormentare gli agricoltori introducendo le pratiche agro-ambientali, che per definizione sono specifiche, legate al contesto locale e pluriannuali, nel pilastro dei pagamenti diretti, che richiede misure generalizzabili a tutta l’UE, semplici e annuali.

[2] Piccola digressione: con la Brexit salutiamo il Paese che ha dato i natali a un pensiero riformista che, se da un lato rifletteva l’interesse nazionale a ridurre il contributo finanziario alla politica agricola, dall’altro ha dato un contributo fondamentale a uscire dalla PAC con carne, latte e cereali a prezzo garantito, per meglio interpretare le mutate esigenze di agricoltori e cittadini europei.

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