19 Settembre

Agroalimentare, corre l’export tricolore: +5,5% nel primo semestre 2019

Pubblicati i dati Istat: vini e spumanti italiani potranno spingersi quest’anno oltre la soglia dei 6 miliardi di euro, stima Nomisma. Spingono all’estero anche le paste made in Italy, mentre tirano il freno i prodotti ortofrutticoli.

 

L’agroalimentare italiano dribbla la crisi spingendo a fondo il pedale dell’export. Il bilancio dei primi sei di quest’anno è da record: i dati diffusi nei giorni scorsi dall’Istat dicono che le vendite all’estero hanno messo a segno un progresso del 5,5% sullo stesso periodo del 2018, generando un incasso di 21,4 miliardi di euro.

 

A trainare il food & beverage made in Italy – spiega un’analisi della Coldiretti – è stato il boom delle spedizioni in Usa, dove il semestre ha chiuso con un aumento del 11%, nonostante il clima di incertezza legato alla minaccia dei dazi di Washington, come contropartita agli aiuti Ue concessi quest’anno all’industria aeronautica.

 

Sviluppi positivi si registrano anche nel Vecchio Continente, con incrementi del 5% in Francia e del 2% in Germania. Quello tedesco resta il primo mercato di riferimento per l’agrifood italiano, ma assumono un ruolo di rilievo nel novero dei principali sbocchi commerciali anche Francia, Usa e Gran Bretagna. Oltre Manica non c’è stato finora il temuto effetto-Brexit, nonostante il rischio di uno scenario «no deal», un’uscita cioè senza accordo, che sembra adesso fugato. Da gennaio a giugno di quest’anno Londra ha staccato un assegno di 1,6 miliardi di euro, in crescita di quasi 2 punti percentuali anno su anno. In Germania la spesa per l’agroalimentare italiano ha superato invece la soglia dei 3 miliardi e mezzo, mentre in Francia ha sfiorato quota 2,4 miliardi.

 

Fuori dall’Ue, in Asia e Nord America in particolare, l’export avanza a tassi ancora più sostenuti, rispettivamente del 20 e di circa il 10%. Ma il grosso del fatturato resta in Europa, dove si concentra il 72% di quota-vendite, contro il 12% del mercato nordamericano e l’11% di quello asiatico.

 

Il primato, per dimensione del fatturato, resta a vini e spumanti, con le spedizioni all’estero che in questo comparto hanno generato nel semestre un giro d’affari di 3 miliardi di euro, in aumento del 3,3% su base annua. Decisivi anche i progressi delle paste, segmento che nel periodo in osservazione ha messo a segno un più 4%, mentre l’ortofrutta, altro comparto di punta, mantiene un profilo più basso, cedendo il 3,5% in valore.

 

Il successo dell’enologia tricolore potrebbe spingere quest’anno l’export vinicolo per la prima volta oltre il tetto dei 6 miliardi di euro, rivela un’analisi di Wine Monitor, l’osservatorio della società di ricerche Nomisma. Nella lista dei top player mondiali – spiega ancora lo studio – quello dell’Italia è il quarto miglior risultato in questo primo semestre, dopo le performance di Nuova Zelanda (+13,2%), Cile (+8,2%) e Francia (+5,9%).

 

Per l’ortofrutta, che attraversa invece una fase di stanca, i problemi – secondo Fruitimprese, l’associazione che riunisce gli operatori del trade – sono principalmente legati a una scarsa diversificazione dei mercati e alle difficoltà nei rapporti commerciali soprattutto con i Paesi emergenti, oltre ai ritardi logistici e infrastrutturali, maggiormente avvertiti nel settore.

 

Da rilevare che la bilancia agroalimentare italiana, seppure strutturalmente in passivo (complice il fenomeno dell’italian sounding che all’estero muove 100 miliardi di euro l’anno), ha ridotto il disavanzo del 43,5%, sceso a giugno a 1,2 miliardi di euro, da 2,1 miliardi del primo semestre 2018. Un miglioramento determinato da un ritmo di crescita decisamente più accelerato dell’export rispetto alla dinamica delle importazioni, aumentate di appena lo 0,9% (da 22,3 a 22,6 miliardi di euro).

 

Grazie anche alla spinta del made in Italy, l’Unione europea mantiene la leadership nel commercio agroalimentare globale. I dati Eurostat attestano a 138 miliardi di euro l’incasso 2018 generato dalle vendite verso i Paesi Terzi, con il settore che concentra il 7% del valore totale delle merci esportate dall’Ue, attestandosi al quarto posto dopo macchinari, altri manufatti e prodotti chimici.

 

Le prime cinque destinazioni per i Ventotto si confermano Stati Uniti, Cina, Svizzera, Giappone e Russia, che insieme intercettano il 40% dell’export Ue.

 

L’Unione europea è anche il secondo maggiore importatore mondiale di prodotti agroalimentari, con un valore di 116 miliardi di euro nel 2018. La bilancia commerciale del settore mantiene comunque un saldo attivo, ammontato l’anno scorso a 22 miliardi di euro.

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