8 Settembre
innovazione

Agricoltura biologica: nasce Organic LTEs, network di ricerca italo-francese

Gestire nell’ambito dell’agricoltura biologica i Long Term Experiments (LTEs), le ricerche condotte in campo che applicano gli stessi trattamenti sperimentali per un tempo superiore ai dieci anni. È con questa finalità che a Pisa nasce la rete Organic LTEs, un network internazionale che vede impegnati ricercatori italiani e francesi.

 

Coordinata dall’ITAB, l’Istituto tecnico francese per l’agricoltura biologica, la rete è formata dal Centro “Enrico Avanzi” dell’Università di Pisa, dalla Scuola Superiore Sant’Anna, dall’Università di Firenze e dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA).

 

Il network sarà presentato il prossimo ottobre a Lione, in occasione del forum di Agroecology Europe, l’associazione europea che, con la partecipazione di 19 fondatori da 10 Paesi (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Olanda, Spagna, Italia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Svezia), promuove l’agroecologia come il modello migliore per lo sviluppo sostenibile dei sistemi agroalimentari europei. Lo scopo è aprire la rete Organic LTEs anche a realtà diverse attive in altri Paesi del Vecchio Continente.

 

«I cosiddetti LTEs», dichiara il ricercatore Daniele Antichi, «rappresentano uno strumento fondamentale per la ricerca agronomica di pieno campo, in particolare di quella finalizzata alla conoscenza degli effetti prodotti dalle tecniche colturali sulla fertilità del terreno e sulla capacità di sequestro del carbonio nei suoli, che si caratterizzano per dinamiche molto graduali ed estese nel tempo, dell’ordine di decine di anni. Questi ultimi aspetti assumono un’importanza cruciale in agricoltura biologica, dove la fertilità del terreno e la conservazione della sostanza organica del suolo sono senza dubbio fondamentali per l’efficienza e la sostenibilità agro-ambientale dei sistemi colturali».

 

La gestione degli LTEs in agricoltura biologica comporta per i ricercatori notevoli difficoltà, legate non solo alla limitatezza delle risorse finanziarie a supporto di tali dispositivi, ma anche ad aspetti di metodologia scientifica e di approccio socio-culturale.

Si tratta – spiega Antichi – di sistemi agroecologici molto complessi, conosciuti solo parzialmente, e d’interesse per una molteplicità di soggetti che vanno dall’agricoltore al consumatore, ai ricercatori di svariate discipline, ad attori del panorama sociale, politico ed economico. Da qui nasce l’esigenza, da parte di quanti si dedicano alla ricerca, di confrontarsi, oltre che con esperienze simili, con il punto di vista punto di vista di persone dotate di diversi bagagli socio-culturali e che svolgono diverse funzioni sociali.

 

«Inoltre», sottolinea il ricercatore, «poter riunire i singoli risultati ottenuti in esperienze simili, ma condotte in diversi contesti pedoclimatici e socio-economici, permetterebbe di accrescere enormemente l’impatto di tali risultati sulla comunità scientifica e sulla società, più in generale».

 

(© Osservatorio AGR)

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